EuroPCR 2019 - Stents and procedural techniques for the treatment of high-risk patients

di Alessandro Sticchi

La sessione Late-breaking Trial su tecniche procedurali e stent in pazienti ad alto rischio, tenutasi nel pomeriggio di Giovedì nel corso dello EuroPCR19, ha evidenziato ancora una volta la forte presenza del nostro Paese in hot topic di elevata complessità in ambito coronarico, partendo dalla presenza del Dott. Musumeci, former presidente GISE, come Chairman della sessione.

La prima relazione ha illustrato i risultati del registro Europeo sull’aterectomia rotazionale al fine di far emergere differenze nell’impiego di questa metodica tra i diversi Paesi (Francia, Polonia, Spagna, Grecia, Italia e Germania). Tra i molteplici aspetti indagati è emerso come l’approccio radiale sia utilizzato in Italia nel 46% dei casi, rispetto al 23% della Germania, che è la nazione dove viene utilizzato meno, e all’80% della Francia dove viene maggiormente impiegato. La percentuale di successo della procedura in Europa è il 91,9%, con una mortalità a 1 anno di 12,5 per 100 persone/anno (morte cardiaca 38%, morte non cardiaca 41%, 12% sconosciuto) e un’incidenza di MACE di 17,1 per 100 persone/anno. Il registro, il primo e più grande mai realizzato in Europa, ha riportato come le caratteristiche cliniche ed angiografiche pre-procedura siano predittori significativi di MACE a 1 anno, tra questi il sesso femminile (p=0.002), l’obesità (p=0,052), la sindrome coronarica acuta (p=0,001), la disfunzione ventricolare sinistra severa (p=0,033), e la riduzione della funzione renale di grado moderato-severo (p=0,003).

Nel contesto dell’aterectomia rotazionale si inserisce la seconda relazione con i risultati dello studio PREPARE-CALC, realizzato da due centri in Germania, che ha randomizzato 200 pazienti 1:1 tra modified balloon (cutting/scoring) e rotablation seguiti da impianto di DES (Orsiro SES) valutando il ruolo dell’OCT analisi alla baseline sul successo delle strategie di preparazione della lesione. Il trial ha concluso che la valutazione mediante OCT della severità delle lesioni calcifiche alla baseline non predice l’utilizzo della rotablation e che la lunghezza della lesione si riflette sull’espansione del device senza tuttavia avere un impatto significativo sulla strategia di scelta nella preparazione della placca. L’utilizzo dello scoring balloon è stato al centro anche della terza relazione con i risultati dello studio spagnolo, prospettico, multicentrico RIBS VI “scoring” che ha valutato l’utilizzo di questa metodica nella restenosi intrastent prima dell’impianto di BVS. Lo studio ha dimostrato come a 12 mesi non vi fosse un beneficio statisticamente significativo dal punto di vista clinico ed angiografico nella preparazione della lesione con scoring balloon.

Nella quarta relazione il Prof. Ribichini ha presentato i risultati dello studio CART (Cardiac Allograft Reparative Therapy Prospective Multicenter Pilot Study) che ha valutato il potenziale terapeutico dei BVS nel setting della vasculopatia cardiaca da allotrapianto. Gli stent bio-riassorbibili, oltre ad avere una percentuale di successo in acuto del 100%, hanno mostrato al follow up ad un anno un’incidenza di in-segment restenosis simile agli stent medicati di seconda generazione in questo scenario clinico. Inoltre, la misurazione del vaso mediante IVUS ha permesso l’utilizzo di dispositivi di maggiore grandezza rispetto a quanto angiograficamente stimato. I casi in cui è stato effettuato un follow up mediante imaging a lungo termine (>3 anni) hanno mostrato una buona pervietà del vaso e il riassorbimento dello scaffold, confermando il razionale di utilizzo di questi device nel paziente trapiantato.

Tra gli studi più interessanti della sessione è stato presentato dalla Dott.ssa Chieffo il registro osservazionale multicentrico sull’impiego di Impella nell’angioplastica coronarica e nello shock cardiogenico. Obiettivo dello studio, promosso dal GISE, è anche la valutazione degli outcomes intra-ospedalieri e clinici a 1 anno, tra cui riportiamo un rate del 53,4% e del 14,8% di morte cardiaca rispettivamente per lo shock cardiogeno e la PCI ad alto rischio ad 1 anno. Il registro ha evidenziato come l’utilizzo di questo device per entrambe le suddette indicazioni cliniche stia crescendo esponenzialmente nel nostro Paese anche se permangono le incertezze circa la sua sicurezza ed efficacia. Per questi motivi necessitiamo quanto prima di un trial randomizzato in grado di definire i potenziali benefici derivanti dall’impiego di questo dispositivo, nonché di linee guida dedicate da parte delle società scientifiche.

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