Imaging intracoronarico: stato dell’arte

di Chiara Bernelli

L’utilizzo dell’imaging intracoronarico (IC) per guidare e ottimizzare gli interventi percutanei, sta incrementando negli ultimi anni, grazie ad un elevata performance tecnologica e recenti evidenze cliniche che hanno dimostrato un ruolo chiave dell’IC nell’ottimizzare il risultato procedurale acuto della PCI e nel migliorare gli outcomes clinici dei pazienti trattati. Recentemente l’EAPCI ha prodotto due documenti di consenso relativi all’utilizzo dell’IC nella pratica clinica.

Il primo documento di consenso ha analizzato il ruolo e le applicazioni dell’IC sottolineando le potenziali utilità in fase pre-PCI per guidare la strategia e la scelta dello stent, ed in una fase post-procedurale, in cui è l’IC in grado di ottimizzare e migliorare il risultato procedurale acuto (1). Ciò si traduce in outcomes clinici a lungo termine superiori con l’utilizzo dell’IC rispetto alla sola guida angiografica, riducendo la morte cardiovascolare, l’infarto miocardico e la rivascolarizzazione della lesione target. La tabella 1 riassume le principali caratteristiche ed i “pro e cons” dell’IVUS e dell’OCT. I recenti trials OPINION ed ILUMIEN III hanno confermato un’equivalenza tra IVUS ed OCT. Le linee guida Europee raccomandano IC per ottimizzare la PCI in classe IIa, per entrambe le metodiche, con un upgrading per l’OCT. L’IC inoltre è cruciale nella pianificazione e nel trattamento delle lesioni del tronco comune (TC). Una area luminare minima (MLA) del TC < 4.5 mm2 suggerisce la rivascolarizzazione, mentre sopra i 6 mm2 la terapia conservativa dovrebbe rappresentare la scelta principale. Per aree intermedie la valutazione funzionale dovrebbe essere eseguita per una definizione più dettagliata.

Il secondo documento di consenso si è focalizzato sulle applicazioni dell’IC nelle sindromi coronariche acute (ACS), dove esso assume un ruolo sempre più centrale (Figura 2), (2). L'IC ha, infatti, svolge un ruolo di “decision-making”. Può fornire, infatti, ulteriori informazioni diagnostiche nel caso di lesioni angiograficamente ambigue valutando la morfologia della placca ed identificando caratteristiche di vulnerabilità delle lesioni oltre alla severità ed all’estensione della malattia coronarica. Progressi continui nella tecnologia dell’IC, con risoluzione più elevata, tempi di acquisizione delle immagini più rapidi, la co-registrazione con l’angiografia coronarica, insieme ad una facilità maggiore nell’uso e nell’interpretazione, faciliteranno una maggiore adozione dell’IC nella corrente pratica clinica. Per l’IC si prevede quindi un futuro eccitante.

Biografia

1- Raber L, et al; ESC Scientific Document Group. Clinical use of intracoronary imaging. Part 1: guidance and optimization of coronary interventions. An expert consensus document of the European Association of Percutaneous Cardiovascular Interventions. Eur Heart J 2018;39:3281–3300. 
2 - Johnson TW, et al.Clinical use of intracoronary imaging. Part 2: acute coronary syndromes, ambiguous coronary angiography findings, and guiding interventional decision-making: an expert consensus document of the European Association of Percutaneous Cardiovascular Interventions. EuroIntervention. 2019 Jun 24. pii: EIJY19M06_02. doi: 10.4244/EIJY19M06_02. 

 

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