Effetti della pandemia da COVID-19 sul numero di angioplastiche per sindrome coronarica acuta in Campania.

Mai come negli ultimi 3 mesi gli emodinamisti hanno dormito sonni così tranquilli durante i turni di reperibilità. “Io resto a casa”. Campagna martellante, efficace (figura 1). Lasciare la propria abitazione solo per motivi realmente validi. Il messaggio tradizionalmente diffuso dalle iniziative per la lotta contro l’infarto (figura 2,“Chiama subito il 118, il cuore non aspetta”; “Non morire di dubbi”) è stato nei fatti ribaltato dalla recente campagna governativa per il contenimento dell’epidemìa. Ora è tempo di analizzarne le conseguenze.
E’ recentemente comparso su Circulation, a cura del Prof. Esposito, il report riguardante la variazione del numero di angioplastiche per sindrome coronarica acuta per effetto della pandemia in Campania (10.1161/CIRCULATIONAHA.120.047457). Gli Autori hanno confrontato i dati delle 4 settimane precedenti l’inizio ufficiale del contagio con le 4 settimane successive. Lo spartiacque temporale è costituito dal giorno 27 Febbraio 2020, in cui fu dichiarato dalla Protezione Civile il primo caso ufficiale di contagio da Coronavirus.
Ecco che cosa è emerso:
- il numero di PCI per infarto miocardico si è ridotto da 178 a 120/100.000 abitanti; 
- l’entità percentuale della riduzione è stata del 32%, fino a toccare il 50% nelle ultime due settimane di osservazione;
- l’entità della riduzione è risultata uguale per STEMI e NSTEMI, e più pronunciata nel sesso femminile.
Ne scaturiscono due considerazioni pesanti:
1) la riduzione del numero di rivascolarizzazioni per SCA e del numero di accessi in ospedale per infarto può avere impattato negativamente sulla mortalità cardiovascolare, vanificando gli sforzi ottenuti negli ultimi decenni sia in termini di terapia che di prevenzione; 
2) è proprio durante una pandemia con restrizioni straordinarie che il messaggio: ”Time is muscle” dovrebbe essere rinforzato.
Il resto lo scoprirete leggendo.
 
di Leonardo Misuraca

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