La sessione skill & tech dedicate alla interventistica periferica ha permesso, mediante la condivisione di un caso clinico complesso, la presentazione della letteratura e l’esperienza di operatori senior di riassumere i pro e i contro dell’accesso radiale nelle procedure di angioplastica dei vasi epiaortici.
Tradizionalmente la procedura di stenting carotideo veniva affrontata unicamente tramite un accesso femorale. Tuttavia, negli ultimi anni si sono accumulate evidenze ed esperienze nell’utilizzo dell’approccio radiale. I principali vantaggi sono: un rischio inferiore di complicanze vascolari correlate all’accesso, una mobilizzazione precoce del paziente con dimissione anche in giornata e una riduzione del rischio di eventi ischemici cerebrali correlati alla manipolazione dei cateteri sull’arco aortico.
Nel corso della sessione sono state risaltati alcuni punti chiavi per eseguire tali procedure, in particolare per conoscere le anatomie favorevoli (ad esempio, l’arco aortico tipo bovino, i materiali dedicati (ad esempio, il catetere Simmons2) e le tecniche specifiche (telescoping technique). Inoltre, durante la discussione sono emersi alcuni spunti pratici per l’ottimizzazione della gestione dei pazienti. In particolare, è stato sottolineato il ruolo della TC per il planning procedurale e quindi per la scelta dell’accesso vascolare più idoneo. La caratterizzazione della placca risulta importante sia per la scelta del sistema di protezione cerebrale (prossimale o distale) che per il tipo di stent (single o double layer). Dai dati in letterature la combinazione che garantisce un minor rischio di stroke intra procedurale nelle placche complesse è rappresentata dal sistema MoMa (protezione prossimale) associato a stent double layer. Infatti, il MoMa permette l’esclusione completa di circolo durante l’angioplastica mentre lo stent double layer riduce il rischio di plaque prolapse incarcerando il materiale trombotico tra le maglie e la parete del vaso (responsabile della tipica immagine di contrast staining post-impianto). In caso di utilizzo del filtro periferico in fase di posizionamento è fondamentale confermare con un’angiografia la corretta apposizione alla parete del vaso oltre che un’attenta rimozione con il sistema di cattura evitando interferenze con lo stent nella rimozione: talvolta facendo muovere la testa al paziente si riescono a modificare le tortuosità vascolari e quindi agevolare la rimozione.
Nonostante l’affinamento della tecnica radiale con un alto tasso di successo, alcune anatomie non consentono di procedere agevolmente con la PTA. In questi casi deve essere considerato un precoce switch ad un approccio femorale al fine di evitare procedure prolungate ed eccessivamente complesse per mancanza di supporto. Infine, un importante punto di discussione è stata la concomitante presenza di patologia coronarica critica nel paziente candidato a PTA carotidea. Gli esperti hanno esortato a separare sempre il trattamento in due procedure distinte (PTCA coronarica e PTA carotide) sottolineando di iniziare a trattare il paziente dalla patologia “sintomatica”.
Per i giovani interventisti da quest’anno è attivo il Master Universitario di II livello in interventistica vascolare periferica promosso dalla Scuola Superiore di Pisa (Direzioni scientifica: S. Berti, A. Creamonesi, R. Lorenzoni). Per informazioni: lorenzoni.r@gmail.com.