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Terapia antiaggregante nelle sindromi coronariche acute: la storia continua

La terapia antiaggregante è uno dei capisaldi del trattamento della sindrome coronarica acuta, ma restano dibattute le strategie farmacologiche dal pre-trattamento al trattamento a lungo termine

di Vincenzo Fioretti

Le terapia antiaggregante nelle sindromi coronariche acute (SCA) rimane da sempre un argomento molto dibattuto. Alla luce delle recenti linee guida europee sulle SCA, che hanno rivalutato il ruolo del pre-trattamento con gli inibitori orali del P2Y12 nei pazienti da sottoporre ad angioplastica percutanea, il prof. Leonardo De Luca ha presentato all’inizio della sessione i risultati dello studio osservazionale multicentrico ARCANGELO, che ha arruolato circa 1000 pazienti con SCA sottoposti a trattamento con Cangrelor e a successivo switch con inibitore P2Y12 orale. Il follow-up a 30 giorni ha confermato l’efficacia e la sicurezza di tale farmaco.

Le recenti linee guida europee hanno inoltre confermato la durata di 12 mesi della doppia terapia antiaggregante (DAPT) con Acido acetilsalicilico (ASA) e inibitore orale del P2Y12, a meno che non sia presente un elevato rischio emorragico. Come infatti ha sottolineato il dottor Davide Cao, è importante identificare i pazienti a elevato rischio emorragico, dal momento che questo tipo di eventi condizionano parimenti la mortalità post-SCA, in modo da proporre strategie alternative come una DAPT di breve durata o la de-escalation. Al termine dei 12 mesi di DAPT, le linee guida consigliano di continuare con ASA, tuttavia come sottolineato dal Dr. Francesco Costa nuove evidenze supportano l’utilizzo del Clopidogrel. Alternative nei pazienti ad elevato rischio ischemico e senza elevato rischio emorragico, sono rappresentate da un DAPT prolungata o una duplice terapia con ASA e Rivaroxaban 2.5 mg. Nei pazienti con fibrillazione atriale e indicazione a terapia anticoagulante orale, a causa dell’elevato rischio emorragico, la durata della DAPT è ridotta. Al termine della sessione, il dottor Roberto Caporale ha infatti sottolineato come la durata della triplice terapia con anticoagulante e DAPT può variare da una settimana a un mese, tenendo conto il rischio ischemico. Allo stesso modo, successivamente, la duplice terapia con anticoagulante e singolo antiaggregante andrà proseguita fino al sesto o al dodicesimo mese, tenendo conto del profilo di rischio ischemico.