Nella sessione sono stati affrontati alcuni dei temi più controversi della cardiologia interventistica: la TAVI nei pazienti a basso rischio, il trattamento dei pazienti CHIP e il trattamento dei pazienti affetti insufficienza mitralica severa senza un profilo COAPT-like. La sessione prevedeva la presentazione di un caso clinico emblematico seguito da una breve commento con revisione della letteratura scientifica. L’obiettivo era sia la condivisione di casi clinici, il confronto peer-to-peer, che l’implementazione del networking tra i giovani interventisti della società italiana ed europea.
Il primo caso clinico è stato presentato da Antonio Sorropago: una paziente di 75 anni con un basso rischio chirurgico affetta da una stenosi aortica severa in valvola bicuspide ed una concomitante coronaropatia critica dell’arteria discendente anteriore prossimale. A seguito del rifiuto di sottoporsi all’intervento cardiochirurgico veniva trattata con successo in corso di singola procedura con impianto di una Acurate neo2 con un sistema di protezione cerebrale e successiva angioplastica con stent medicato. Durate il suo commento Anna Franzone ha mostrato le evidenze della letteratura sul trattamento con TAVI dei pazienti a basso rischio sottolineando alcuni punti importanti da tenere in considerazione: l’impatto prognostico negativo di un leak paravalvolare residuo anche se di grado lieve-moderato, il rischio di impianto di un pace maker, la necessita di garantire un re-accesso coronarico e pensare alla possibilità di un re-intervento nel tempo con una seconda protesi (TAVI-in-TAVI).
Mario Iannacone ha portato un caso clinico di rivascolarizzazione percutanea completa con supporto meccanico (Impella) in un paziente con severa malattia trivasale e disfunzione ventricolare sinistra. Danilo Franco commentando il caso ha sottolineato l’importanza della discussione in heart team dei pazienti CHIP, un attento planning con valutazione dei predittori di possibile instabilità emodinamica e quindi di pensare a supporto meccanico di circolo up-front piuttosto che in bail-out.
Il terzo caso è stato presentato da Evelina Toscano: un paziente di 86 anni affetto da una severa disfunzione e dilatazione ventricolare sinistra con un’insufficienza mitralica severa secondaria. Dopo un’iniziale strategia conservativa con titolazione della terapia medica, per la persistenza della sintomatologia, veniva trattato con riparazione percutanea edge-to-edge. Pasquale Paolisso ha riassunto i dati della letteratura (studi Everest II, MitraFR e COAPT), introdotto il concetto di insufficienza mitralica sproporzionata (severa insufficienza valvolare in ventricolo non estremamente dilatato) e sottolineato come i pazienti con profilo COAPT-like si associano ad outcome migliori. Tuttavia, nella pratica clinica fino ad 1/3 dei pazienti che trattiamo non presenta tali caratteristiche. Considerando il recente ampliamento dei device utilizzabili e le nuove possibilità farmacologiche, sono necessari ulteriori evidenze.