di Alberto Polimeni
Ogni anno, vengono eseguiti in tutto il mondo circa cinque milioni di interventi coronarici percutanei (PCI) (1). L’elevato numero di interventi fa sì che le complicanze legate all’impianto di uno stent, ancorché caratterizzate da una bassa incidenza, abbiano un rilevante impatto in termini numerici sulla popolazione. Tra queste, la più rilevante, è di certo la trombosi dello stent (ST), da cui deriva una probabilità di mortalità del 5-45% e di recidiva del 15-20% a 5 anni (2-4).
A seconda del tempo trascorso dall’impianto dello stent, la ST può essere classificata come: precoce (entro 30 giorni dopo l'impianto) con un'incidenza <1% secondo le analisi pubblicate negli ultimi 10 anni (5-7), tardiva (tra 1 mese e 1 anno dopo l'impianto) con un'incidenza dello 0,5-1,0% (5) o molto tardiva (> 1 anno dopo impianto) con un'incidenza dello 0,2-0,4% all'anno con i moderni stent a rilascio di farmaco (DES), ma fino al 2% con DES di prima generazione (8-11). La ST precoce viene ulteriormente suddivisa in acuta (<24 ore) e subacuta (1-30 giorni).
La ST può anche essere classificata, sulla base della sua presentazione clinica, come definita, probabile o possibile (12). La ST è responsabile fino al 20% di tutti gli eventi di infarto miocardico (MI) dopo PCI e il suo rischio di morte è quattro volte superiore a quello associato all’infarto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI) (13,14). La ST è, inoltre, una condizione multifattoriale in cui fattori clinici, biologici, farmacologici e meccanici interagiscono, il che rende complesso il processo decisionale terapeutico. Nonostante il perfezionamento e la migliorata sicurezza degli stent moderni (15), la ST rimane la complicanza più grave della PCI, data la crescente complessità delle lesioni e la fragilità dei pazienti trattati (16).
Numerosi sono i predittori di ST individuati nel corso degli anni. Molti di questi sono fattori correlati al paziente e alle lesioni, altri sono correlati al device e alla procedura (Tabella 1). Inoltre, possono essere differenti i fattori che predicono la trombosi precoce, da quelli che predicono la trombosi tardiva e molto tardiva (Tabella 1). La prevenzione della ST si basa, soprattutto, su un’accurata tecnica di impianto, grazie anche all’ausilio delle più moderne tecniche di imaging, sulla scelta e la durata della doppia terapia antiaggregante e sull’educazione del paziente alla corretta assunzione della terapia antitrombotica. Nel prossimo futuro nuovi contributi...