di Antonio Giulio Bruno
La possibilità di studiare la fisiologia intracoronarica ha rivoluzionato l’approccio diagnostico alla cardiopatia ischemica, in particolare nei pazienti con coronaropatia non ostruttiva o lesioni angiograficamente intermedie, con importanti risvolti diagnostici e terapeutici.
In questo contesto, l’approccio #FullPhysiology, già trattato da Scarsini et al., consente di analizzare in modo completo tutte le componenti del circolo coronarico - epicardico, microvascolare e vasomotorio - all’interno di un’unica procedura, attraverso quattro fasi:
- Valutazione funzionale epicardica mediante indici non iperemici (RFR) e iperemici (FFR ed eventuale cFFR)
- Analisi della riserva coronarica (CFR) e dell’indice di resistenza microcircolatoria (IMR) mediante termodiluizione
- Test di reattività coronarica con acetilcolina secondo i criteri COVADIS per identificare disfunzione endoteliale e spasmo epicardico o microvascolare
- Rivalutazione funzionale post eventuale angioplastica, in quanto un FFR > 0.90 (o > 0.86 per LAD) appare associarsi a migliori outcome ed un IMR elevato può segnalare rischio di angina residua.
Tale approccio consente dunque di identificare in modo misurabile ed oggettivo eventuali cause di ischemia, guidando verso un trattamento farmacologico e/o invasivo personalizzato sul singolo paziente.
L’impatto relativo alla sua implementazione sistematica in soggetti con lesioni intermedie FFR negative è stato oggetto di una recente analisi di Leone et al. recentemente pubblicata sul European Heart Journal su una popolazione di pazienti derivati dai registri prospettici PROPHET-FFR (NCT05056662), ARYOSTO (NCT02438085) ed HALE-BOPP (NCT03079739) condotti dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma e l’Ospedale Sant’Anna di Ferrara. Lo studio ha dimostrato, nei pazienti gestiti con approccio #FullPhysiology, una riduzione significativa degli eventi avversi ad un anno, in particolare TVR e re-ospedalizzazioni, nonché dei costi sanitari, rispetto alla valutazione fisiologica convenzionale.
Tale evidenza contribuisce a supportare il ruolo dell’approccio #FullPhysiology nell’ottimizzazione e nella personalizzazione del trattamento della cardiopatia ischemica nell’ottica della medicina di precisione. Ulteriori studi saranno sicuramente auspicabili per confermare in modo definitivo l’impatto clinico e gestionale di questo modello nella pratica quotidiana.
Bibliografia
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